9/15/2007
Che io trovi difficile e necessario scrivere è cosa nota a chi non legge questo blog per la prima volta (e se è il tuo caso, ora lo sai). Tuttavia, come ho già detto qualche tempo addietro, la mia sete di passato necessita di precisione; questo rende non superfluo un punto della situazione.
Ho un paio di esami in vista, ma non sono il problema; non quello principale, quantomeno. Studio a spizzichi e bocconi, e probabilmente troppo poco. E’ cambiato molto, dal mese scorso. Quasi tutto. E dio solo sa (è un modo di dire) quanto vorrei intingere la penna nel dolore e vomitare pagine consolanti, ma credo che ormai sia inutile. Come ha intelligentemente osservato A., i cambiamenti possono essere molto anteriori alla loro manifestazione. I fatti, prim'ancora che me, dicono che sono cambiato; tutto questo dolore viscoso e indistinto è quindi l'adattamento.
C'è una perversa verità, riguardo le cose: che ogni realizzazione di un’idea è un’aberrazione della stessa. Ed è un'ingiustizia affascinante quella per cui la spinta a realizzare un'idea (il suo diventare ideale) è il suo stesso tradimento; l'idea pone sè stessa, l'idea impone la sua realizzazione, l'idea viene tradita. Touché.
E’ stata un’estate, se mi è concesso a quasto punto tirare le somme, sottotono. Le premesse erano decisamente le migliori che ci fossero mai state, ma per quanto appena detto, mi trovo a gettare via cocci preziosi e a cercare di dare una nuova forma agli eventi, annaspando per non farmi sopraffare dall'"eterna vanità del tutto".