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Matricolaseduto in quel caffé, io non pensavo a te
sera
casa
soddisfatto
Ora sono ufficialmente uno studente universitario; quindi, ora, la tracolla che ho comprato qualche tempo fa ha piena giustificazione.
Il giornale che dirigevo oggi ha assunto un nuovo capo, in cui ho peraltro molta fiducia, ma non ostante tutto, so che non sarà più lo stesso. Il numero che ho stampato sul libretto è una di quelle cose che dividono la tua vita in tutto quello che c'è stato prima e in tutto quello che ci sarà poi; inaspettatamente, il cambiamento non mi pesa. Almeno finché la realtà non inizierà a sgretolare le aspettative. 2006/9/17 PuzzleNon riesco a farmi una ragione dell'incompletezza.
Mi da fastidio che il quadro non sia completo; i pezzi mancanti gridano. 2006/9/15 Damnatio MemoriaeAd A., che mi ha fatto tornare
la voglia di scrivere,
e a Fra che se lo merita.
Conobbe i contorni del suo destino in un’anonima notte di settembre.
L’uomo gli si presentò semplice, avvolto in un impermeabile e coperto da un cappello. I saluti furono formali, come se le poche, intense, lettere che avevano preparato quell’incontro non fossero mai esistite.
L’uomo col pastrano, il cui nome fatale era Thomas, sedette. Senza mostrare ombra dell’imbarazzo del primo incontro e senza convenevoli, gli illustrò il suo terribile progetto: cancellarsi. Cancellare il segno che avrebbe potuto lasciare nel mondo ed eliminare qualsiasi traccia di sé.
“Io sono il più grande filosofo di tutti i tempi.” gli disse “Vede, per quanta filosofia, arte, conoscenza possa accumulare questo mondo, essa è destinata, come la nostra specie, all’oblio del tempo e della morte. Moriremo tutti, e con noi, il ricordo e l’opera dei “noi” passati. Questo rende assolutamente ridicoli i libri di storia e i monumenti, essendo la memoria una pietosa remata controcorrente. Io semplicemente so tutto questo e, coerentemente, mi adeguo. Non ci saranno palliativi, procrastinazioni o sospensioni. L’oblio è l’unico compimento della vita; le illusioni e l’attesa le lascio ai deboli.”
Questa damnatio memoriae necessitava di minuzia. I particolari andavano programmati, i dettagli controllati, le imperfezioni eliminate. Tutto doveva essere perfetto.
Thomas lo aveva scelto per prendere la sua identità; il fatto che fosse un figlio di nessuno rese scontato l'accordo. Semplicemente, il dieci agosto, sarebbe diventato Thomas; avrebbe vissuto la vita auspicabile che il vero Thomas aveva allestito in anni di preparazione, per farla diventare, gradualmente, la sua.
Non avrebbe mai fatto parola di quella conversazione, avrebbe ignorato il passato e vissuto una vita regalata in cambio del silenzio.
Gli accordi furono presi, le mani strette, le intese sigillate. E la notte del nove agosto, come previsto, Thomas morì.
Non ne seppe più nulla, com’era giusto e previsto. La sua esistenza, nel frattempo, si consumò ai margini della felicità; non rimpiangeva il derelitto che fu, ma percepiva uno sfumato alone di tristezza e artificiosità in quello che si era trovato ad essere.
Per distrarsi, coltivava ozi intellettuali. Si stimò scrittore e tragediografo, narrando un mondo artificioso di esseri viventi gassosi; si improvvisò musicista, producendo due pretenziose sonate per clavicembalo e un aborto di rapsodia. Riuscì discretamente nella filologia di provincia, senza però trarre vero svago da alcuno di questi trastulli. Sebbene il piano di Thomas fosse pressoché perfetto, nulla può la più attenta programmazione di fronte al convulso marasma dei sentimenti umani. Il suo unico e fatale errore fu l'arroganza di trascurare l'umanità del suo epigono. Questi, perso nella solitudine di una vita non sua, sfogava la frustrazione in accidia e poesia, trascinandosi nella speranza di giorni lievi; protrasse tutto ciò per anni diluiti e arsi, finché, una notte terribile, improvvisamente capì.
Vivendo la vita di Thomas, era diventato la sua antitesi; vivendo da strumento per un uomo che desiderava sparire, comprese il profondo valore del restare; vivendo per un sogno altrui, sentì agitarsi in lui l’orgoglio. E, in un istante vertiginoso, concepì sé stesso e il suo unico desiderio: lasciare una traccia nel mondo.
Venne meno alla promessa fatta molti anni prima, proprio perché quella promessa lo aveva destinato: distrusse il progetto di Thomas facendone parola scritta, affidandolo all'eternità che vedeva propria e unica delle lettere. La terza persona mitiga il tradimento. Almostvenerdì quindici settembre duemilasei
ore dodici e dodici
casa
cito il titolo di un'opera poco conosciuta, se non tra di noi
I cambiamenti si sono susseguiti e questo spazio non ne ha beneficiato. Come potrebbe osservare un mio amico, nella mancanza di cambiamento c'è la felicità.
Tuttavia, giustificando tutto ciò con il mio altruisimo egoista, farò il punto della mia vita.
Punto uno: non andrò nella city, per ora. Ho scelto Padova, dopo una serie di valutazioni. Informatica. (Non c'è spazio per i sudori, qui. Nello stesso senso e modo in cui i lavori di Riemann sono pura teoria.)
Punto due: le ossessioni del passato martellano meno; mi illudo che un giorno passeranno.
Punto tre: seguirà qualche frutto dei miei ozi letterari.
Punto quattro: la gente è stupida e deve morire. 2006/9/5 I still love youSessant'anni fa nasceva il più grande cantante di tutti i tempi, l'uomo del destino, lo showman.
Auguri, Freddie. |
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