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日志


2008/7/27

E poi mi chiedono perché non voglio avere a che fare con questo "paese"?

Dico: vedi una cosa del genere da Vespa e da Mentana, l'apologia di Mussolini, e nessuno, un cameraman, uno del pubblico, che si alzi in piedi a dire - "Ma porca puttana, volete ancora il fascismo, teste di cazzo?"

2008/7/3

Tanto per la cronaca [updated]

A quanto mi è dato sapere, questo blog è frequentato da una buona parte (sebbene non commentante) dei miei amici non presenti su Facebook.
Segue elenco di luoghi e tempi dove mi troverò nel prossimo futuro; se i nostri percorsi si sovrapponessero, sarà un piacere prendere un té o qualunque altra cosa.
  • Parigi dal 28 luglio al 5 agosto
  • Berlino dal 5 al 10 agosto
  • Londra dal 10 al 14 agosto
  • Nice/Antibes dal 14 al 16 agosto
  • Lione verosimilmente dal 16 al nonsobenequando agosto
  • Nonsobenedove dal nonsobenequando al 24 agosto
  • Londra il 16 settembre
  • New York, Atlanta, Detroit e qualche altra meta esotica, dal 17 settembre al 1 ottobre
  • Londra a fine ottobre (date ancora da destinarsi).
Ci si vede in giro.

Sono forse vuoto?

Sono passati mesi dall'ultima volta che ho scritto qualcosa. Vorrei promettere ancora una volta che sarò più costante, ma sarebbe disonesto: so che tradirei una promessa del genere con la stessa acribia con cui desidererei non farlo. Sembra paradossale, e forse lo è.

Non so cosa mi stia succedendo, ma non mi riconosco più (e non credo che i cambiamenti che sono sopravvenuti in questo ultimo anno e mezzo siano del tutto slegati dal fatto che non scrivo più, né per me stesso, né per gli altri).
Una volta era tutto bianco e nero; e la vita era molto bella e facile. Era facile decidere, era facile giudicare, era facile la dialettica.
Poi, senza che nessuno ti avverta, succede tutto in pochi mesi: le tue certezze sedimentate in anni si sgretolano impietosamente e forse a te non dispiace poi tanto.
I fatti dicono che io sono uno qualunque e, per uno convinto di non essere uno qualunque non è un fatto facile da accettare. Ma è una presa di coscienza liberatoria, da un certo punto di vista; così, chirurgicamente, ho smontato, sconvolto e stuprato ogni mio presupposto. Il risultato è che ora ammiro le macerie del mio lavoro, chiedendomi perché l'ho fatto.

Credo di essermi inaridito; la matematica ne è la causa. Volente o nolente, l'università mi ha costretto all'interno della mia scelta e ora mi rendo conto che forse avevo preso male le misure. Non posso vivere senza letteratura, senza arte, senza musica, senza tutto il lato umano e creativo. Non posso vivere senza le discussioni fino a tarda notte e la filosofia. E non posso vivere nemmeno senza la fisica, la matematica, l'algebra o la biologia. Io rivoglio tutto, tutto insieme.
Perché mi piace vedere l'insieme delle cose, ammirare i collegamenti, scavare la complessità; non ho tempo da perdere con le stronzate noiose. Non ne ho nemmeno le capacità, onestamente: ho molte passioni, ma nessuno talento particolare.
Ho pure smesso con l'auto-analisi. Dopo gli esiti disastrosi di una storia stupenda e atroce, ho sperimentato che non è sempre necessario parlare delle cose e che, forse, i problemi si possono anche accantonare e risolvere in un secondo momento. Non saprei dire se è una politica che ha funzionato o meno, ma sono ancora vivo; e, vi posso assicurare, non è poco.
E poi non sopporto più l'Italia. Sento una compulsiva necessità di andarmene da questo posto, come una malattia. Magari, come direbbe un mio caro amico, sto solo spostando i problemi e fuggendo. Può darsi, ma mi sento come un turista qui; è una sensazione singolare, andare via di casa e sentirsi a casa.
Mi sento irrisolto; so che c'è qualcosa nella mia vita che non va bene, ma non riesco a focalizzare. Così mi trascino, incompleto, attraverso i giorni.

Non riesco a non guardare questo post e pensare che è incredibilmente noiso e vano scrivere così tanto su di me stesso, ma a questo punto delle cose ho bisogno di fare ordine, il che passa anche attraverso il doloroso esercizio delle lettere (il cui dolore, come è evidente, talvolta non è sufficiente a garantire un buon risultato).