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2008/7/27 E poi mi chiedono perché non voglio avere a che fare con questo "paese"? Dico: vedi una cosa del genere da Vespa e da Mentana, l'apologia di Mussolini, e nessuno, un cameraman, uno del pubblico, che si alzi in piedi a dire - "Ma porca puttana, volete ancora il fascismo, teste di cazzo?" 2008/7/3 Tanto per la cronaca [updated]A quanto mi è dato sapere, questo blog è frequentato da una buona parte (sebbene non commentante) dei miei amici non presenti su Facebook. Segue elenco di luoghi e tempi dove mi troverò nel prossimo futuro; se i nostri percorsi si sovrapponessero, sarà un piacere prendere un té o qualunque altra cosa.
Sono forse vuoto? Sono passati mesi dall'ultima volta che ho scritto qualcosa. Vorrei promettere ancora una volta che sarò più costante, ma sarebbe disonesto: so che tradirei una promessa del genere con la stessa acribia con cui desidererei non farlo. Sembra paradossale, e forse lo è. Non so cosa mi stia succedendo, ma non mi riconosco più (e non credo che i cambiamenti che sono sopravvenuti in questo ultimo anno e mezzo siano del tutto slegati dal fatto che non scrivo più, né per me stesso, né per gli altri). Una volta era tutto bianco e nero; e la vita era molto bella e facile. Era facile decidere, era facile giudicare, era facile la dialettica. Poi, senza che nessuno ti avverta, succede tutto in pochi mesi: le tue certezze sedimentate in anni si sgretolano impietosamente e forse a te non dispiace poi tanto. I fatti dicono che io sono uno qualunque e, per uno convinto di non essere uno qualunque non è un fatto facile da accettare. Ma è una presa di coscienza liberatoria, da un certo punto di vista; così, chirurgicamente, ho smontato, sconvolto e stuprato ogni mio presupposto. Il risultato è che ora ammiro le macerie del mio lavoro, chiedendomi perché l'ho fatto. Credo di essermi inaridito; la matematica ne è la causa. Volente o nolente, l'università mi ha costretto all'interno della mia scelta e ora mi rendo conto che forse avevo preso male le misure. Non posso vivere senza letteratura, senza arte, senza musica, senza tutto il lato umano e creativo. Non posso vivere senza le discussioni fino a tarda notte e la filosofia. E non posso vivere nemmeno senza la fisica, la matematica, l'algebra o la biologia. Io rivoglio tutto, tutto insieme. Perché mi piace vedere l'insieme delle cose, ammirare i collegamenti, scavare la complessità; non ho tempo da perdere con le stronzate noiose. Non ne ho nemmeno le capacità, onestamente: ho molte passioni, ma nessuno talento particolare. Ho pure smesso con l'auto-analisi. Dopo gli esiti disastrosi di una storia stupenda e atroce, ho sperimentato che non è sempre necessario parlare delle cose e che, forse, i problemi si possono anche accantonare e risolvere in un secondo momento. Non saprei dire se è una politica che ha funzionato o meno, ma sono ancora vivo; e, vi posso assicurare, non è poco. E poi non sopporto più l'Italia. Sento una compulsiva necessità di andarmene da questo posto, come una malattia. Magari, come direbbe un mio caro amico, sto solo spostando i problemi e fuggendo. Può darsi, ma mi sento come un turista qui; è una sensazione singolare, andare via di casa e sentirsi a casa. Mi sento irrisolto; so che c'è qualcosa nella mia vita che non va bene, ma non riesco a focalizzare. Così mi trascino, incompleto, attraverso i giorni. Non riesco a non guardare questo post e pensare che è incredibilmente noiso e vano scrivere così tanto su di me stesso, ma a questo punto delle cose ho bisogno di fare ordine, il che passa anche attraverso il doloroso esercizio delle lettere (il cui dolore, come è evidente, talvolta non è sufficiente a garantire un buon risultato). |
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