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3/26/2007 Senza TitoloC’è un tavolo, in mezzo al deserto: di vetro. Sopra esso è una scacchiera, di vetro anch’essa.
I pezzi neri sono di vetro smerigliato, quelli bianchi di cristallo trasparente; li ordina una cura maniacale ed assoluta.
Solitario e ignorato, in mezzo al deserto un tavolo di vetro attende. Attende il momento in cui il sole ingoierà la terra, la sabbia diventerà vetro e il vetro si confonderà in se stesso.
Non lasciando traccia di opere e devastazioni degli inutili esseri umani. 3/18/2007 Lou (si) racconta: "Quando Tony Hadley mi rivolse parola""Ma chi è sto tizio poi?"
"Come chi è!? Il cantante degli Spandau Ballet!"
"Aaaah, sìsì ho presente..."
"Ecco, fidati che merita. Sto concerto merita."
Torno a fissare la strada pensando che forse la canottierina nera a pois bianchi, veli e pizzi vari forse sia stata una scelta vittima della fretta. O del trashume.
A dire il vero sono anche un po’ emozionata, sarà l’umore, sarà sto Tony, o forse semplicemente solo i pois della canottiera. Davide cambia cd, e dagli acuti da mutanda stretta di un Sebastian Bach ancora giuovane e attraente, si passa agli Spandau.
Arriviamo lassù in quel paese dopo qualche ora di guida (e ciò mi fa intuire di essere più verso i confini con l’Austria), dopo svariate minacce da parte del Davide sul mangiare un dolcetto al Merdonalds dopo il concerto.
"Ho prenotato 4 biglietti a nome… Grazie."
Entriamo. Un atrio semivuoto, ma molto Ottanta, ci accoglie con un divano che riporta alla mente "Ritorno al Futuro", mentre la gente già nel locale mi riporta più alla mente un "Mamma ho perso il Buonsenso", tra quarantenni in giacca scamosciata da cowboy, e compagne altrettanto verso gli ‘anta’ con un fazzoletto in pelle al posto della gonna, e i capelli più ossigenati di una Samantha Fox ai vertici della sua, ehm, carriera.
Tuttavia ci indirizziamo verso il buffet, sebbene io a casa avessi già compiuto l’atto di trash estremo di aver mangiato una scatoletta di Tonno Riomare all’olio d’oliva.
"Hahaha Lou! Il tonno no daiii! Ahahah, che trash!"
Il concerto inizia tra poco, alle 10 e mezza, quindi meglio se ci muoviamo. Io e Davide ci portiamo al centro della sala, coscienti di essere gli unici pezzi di carne fresca circondati da ‘anta’. Donne alle quali il solo pensiero di rivedere Tony fa sbrilluccicare gli occhi e lanciare gridolini ricchi di enfasi, ricordi di diari scarabocchiati, spalline imbottite e scaldamuscoli. Uomini che continuano a domandarsi cosa abbia Tony che loro non hanno, che continuano a non capire cosa ci sia di così tanto figo in lui da far innamorare le loro mogli, e far innamorare pure loro. Ah Tony, Tony, li hai sedotti tutti, vecchio lupastro.
Ore 11, arriva il tecnico del suono di turno, fa qualche prova, e le tizie riprendono a lanciare gridolini. Ora capisco, qui siamo davvero tornati dietro nel tempo, loro han 13 anni, io devo averne all’incirca meno 2 e Davide zero. Siamo in quinta fila, in piedi, e oltre alle macchine assassine lancia gridolini tredicenni e agli uomini in pieno stato confusionale, ci rendiamo conto di essere circondati anche dalle tanto temute coppiette, cadute tra i profumi inebrianti dell’ammmmore tra le note di Through the Barricades. Una ventina d’anni fa.
Mi giro verso Davide, e lo ritrovo letteralmente incastrato tra due coppiette in fase sbaciucchiamento, nel tentativo di arrivare in terza fila. L’uomo della coppia a destra, lontano parente dello Jeti, sta strusciando la sua schiena contro quella di Davide, mentre dall’altra parte la coppia di sinistra ad ogni effusione si muove sempre più a destra, schiacciandolo.
"Aahahahahahhaah! Che cazzo stai a fare???"
Non mi risponde, non riesce nemmeno a scoppiare a ridere tanto è incastrato nella ragnatela dell’ammmmmmore (altrui). Però ce la facciamo, arriviamo in terza fila, e come sempre succede ai concerti, qualcuno allunga la mano. Decido allora di tirare molto cortesemente una bella gomitata dietro di me, ovvero da dove proveniva la mano, con tanto di spostamento dei capelli all’indietro a mò di frusta punitrice. Sorrido, e faccio un passo avanti.
Ore 11 e 30. E’ lui. Inutile ripetervi il discorso dei gridolini, Davide viene illuminato dalla sapienza trashosa che da sempre ci distingue, e grazie ad un fazzoletto e a dell’acqua, costruisce 4 tappi per le orecchie.
"Il volume sarà molto alto! Ai Metallica questi sono stati la mia salvezza!"
"Te credo!"
Intuisce subito la mia punta di sarcasmo, ma entrambi preferiamo rivolgere l’attenzione al palco. Ed eccolo. E’ lui. Tony. I tappi nelle orecchie mi fecero assistere al tutto come da fuori, i gridolini ovattati (che meraviglia!), gli applausi pacati.
"BuonaseRa, buonaseRa!"
Ti prego, non dire ‘Come staaa Itallia!’, o peggio ancora ‘ Vafancuuuuloouuuu’.
"Mi piace Italia! Tonight we’re going to start wiiiith…"
E comincia. Tra Gold, Through the Barricades (e le coppiette in amoreggiamenti e lacrimucce varie) e True, qualche cover di Bowie, Killers, e RHCP.
E’ stato un concerto memorabile, oltre che per l’atmosfera, proprio per Tony, una voce come pochi. Finisce Gold, e Tony ripete con il sopracciglio ammaliante e puntandoci il dito “Always believe in your soul!” Evvaaaai! I consigli di nonna Papera!
Alla fine io e il compagno di concerti torniamo ai divanetti dalla Vanessa e dalla Marta, io rimango in piedi e continuo a bere taniche d’acqua, incosciente del fatto che Tony sarebbe dovuto passare proprio di là per raggiungere il camerino. Infatti uno scimmione mi spinge energicamente tanto da farmi quasi fare il ballo di Simone a forza di passetti per ritrovare la stabilità col terreno. Mi giro, e in un bagno di sudore vedo lì davanti a me Tony, che si gira, mi guarda compassionevole e mi dice: "OH, SORRY!"
Le tredicenni gridolinanti avrebbero dato un rene, un occhio, e pure il cuoio capelluto per essere lì al mio posto.
Tony Hadley non solo mi ha rivolto la parola, ma me l’ha rivolta per chiedermi scusa per uno spintone ricevuto da Mario lo scimmione.
Questo è uno dei motivi per cui amo cosi tanto gli Spandau Ballet. 3/9/2007 My way[Come sempre, cerco un faticoso equilibrio tra esorcismo e possibilità di comprensione. Cercate di capirmi.] Fremere, ancora. Come non facevi da anni, nella fondata paura che tutto questo ti sarebbe collassato, ancora, addosso. Rivivere un po' il te stesso sedicenne, che amava e odiava con la stessa intensità, senza un attimo di tregua, senza condizioni, senza mezzi termini. Essere cretino, sorridente e spensierato. Abbandonare la tua passione ad acrostici che nessuno cercherà; forse hai voluto tu stesso ricadere in quel contrastare di esaltazione e incompletezza che, dicevi una volta, "ti fa sentire vivo". Decisamente hai amato, tanto tempo fa, la tua condizione di derelitto, sofferente e artista. Non più. Le cose, si sa, cambiano. Terribilmente, inevitabilmente, cambiano. E ti sei anestetizzato, con gli anni, al dolore e alla passione. La tua vita è stata rinchiusa in un limbo di atarassia in cui nulla poteva colpirti; la vita scorreva, oleosa, sulle tue spalle: densa, ma senza lasciare segni. Così, lentamente, dimenticavi i battiti accelerati. E ti sentivi stranito e frustrato quando non riuscivi a carpire la realtà. Non rifiutavi, né rifueggevi una condizione che, in fondo, sapevi essere da privilegiato: l'immunità ai grandi turbamenti, che aveva un prezzo semplice e inumano. Occultamente, però, speravi sempre che qualcosa venisse a infrangere quella nebbia impenetrabile in cui sguazzavi. E così, le speranze si sono avverate. In un'anonima giornata di fine febbraio, hai scoperto che sai essere ancora felice. Che le cose semplici e genuine hanno una freschezza che non puoi fare altro che vivere. Per un po' hai vissuto come un re; felice, ricambiato, soddisfatto. Ma, dispotica verità, ogni nascita é una condanna a morte; e la sentenza è tanto inevitabile quanto insopportabile. Sempre solo, sempre deluso, sempre freddo, affondo. |
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