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2/28/2007 When you know that your time is close at handmercoledì ventotto febbraio duemilasette
ore venti e cinquantotto giemmetìpiùuno
casa
scombussolato, altalenante
Mi sto costringendo a postare questo intervento; in realtà la vita scorre, non troppo felice, in attesa degli esami.
L'università scandisce i ritmi pigri della mia vita, prosciugandomi di energia. Non pago, mi cerco (e trovo) nuove ossessioni.
Qualche nota positiva di necessaria citazione: il sabato sera, ma non farò nomi per simmetria (ci siamo capiti); ieri, una serata con M., i sacchi che ho svuotato, il conforto che ho ricevuto, l'amore che provo per te. E poi una fantastica ora con A., inevitabilmente in ritardo.
Ho molto da raccontare, ho molto da esorcizzare, ho molto di represso. Ma per ora è meglio che le cose stiano al loro posto.
Fine di questo post inutile, pleonastico e autocelebrativo. 2/4/2007 Panta rei os potamòs (io odio il greco traslitterato)Per la seconda volta di seguito mi trovo a far seguire considerazioni oziose a fatti banali; qualcuno avrà di che chiosare.
Io scrivo per necessità. Me ne rendo conto solo ora, dopo aver visto l'ultima, devastante, puntata di un telefilm che amavo molto.
Scrivo perché non riesco a piangere, scrivo perchè non so come altro esprimermi, scrivo perchè devo sopravvivere.
Questo è quanto: segui per sette stagioni una storia di amici e realtà, ti senti partecipe e divertito, ti bei di quanto possa essere bello l'ideale dell'amicizia, per poi assistere impotente e derelitto, al naufragare di tutto questo.
Grace è andata a Roma, Will è restato a New York. Il tempo li ha divisi, il tempo li ha ricongiunti, sebbene diversi. "Succede semplicemente così, ci si perde di vista. Il destino è una cosa a cui possono permettersi di credere solo i ventenni."
C'è una tristezza inenarrabile sotto tutto questo: ami disperatamente qualcuno per anni, ci condividi tutto, diventa la tua metà platonica e tutto sembra perfetto... poi, in poco tempo, tutto si disfa.
"Wow... non vivo più qui...". Impercettibilmente, perse nel marasma indistinto dei giorni che si susseguono, le cose sfumano e cambiano; gli eventi si accavallano e confondono, non puoi sapere cosa ti aspetta; vivi un domani ideale, una proiezione dell'oggi. Poi arrivano i fatti a spiazzarti, e poco possono le promesse eterne ed adolescenti.
La cosa peggiore è, forse, l'accettazione in fieri di tutto questo: rincorri i tuoi cambiamenti con foga, speranza e dedizione, getti alle spalle il passato e ti getti nella vanità. Non ti rendi conto delle cose in prospettiva, vivendole, e quando te ne accorgi è necessariamente troppo tardi. Tutto ha un inizio e tutto ha una fine, questa è l'amara realtà. Non riuscire ad accettarlo è precisamente quello che faccio io.
Le persone cambiano, il mondo cambia con e per loro; alla fine magari ci si ritrova, separati da una voragine che non fa altro che sottolineare quanto gli anni da rimpiangere siano lontani, quanto il tempo sia inesorabile, quanto tutto di noi sia patetico, inutile e vano. 2/2/2007 Pensiero tristeIo odio il tempo che passa. Io odio le manifestazioni del tempo che passa. Io odio il divenire.
A volte eventi banali ispirano riflessioni profonde (G. direbbe che è un'ottima tecnica retorica), altre volte ti rendi semplicemente conto di qualcosa che tendi a voler ignorare; una banalità: ieri, a sorpresa, hanno cambiato la viabilità delle strade intorno a casa mia. Passavo in macchina, obbligato ad un nuovo tracciato su vie consumate, pensando che c'è stata un'ultima volta. "L'altroieri è stata l'ultima volta che ho fatto quella strada.". Il motivo è banale, ma la cesura è atroce.
La frustrazione è duplice e tagliente: da un lato ci sono il tempo, le cose e la loro insindacabile e inevitabile evoluzione; dall'altro la consapevolezza che la limitazione alla mia libertà, per quanto ridicola, è puramente formale.
E ogni taglio, ogni nuovo gradino, è una ferita. |
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