Ian Aaron's profileLife Is A Lemon (And I W...PhotosBlogLists Tools Help

Blog


    2/24/2006

    "e così hai ripreso a darti da fare..."

    ventiquattro febbraio duemilasei
    ore ventuno e dieci
    solito buco
    pace serotoninica
     
    Devo la mancanza di post alla congiunzione di impegni scolastici con la stessa svogliata rasseganta stanchezza che mi permea.
    E' stata una settimana piacevole, tutto sommato: qualche soddisfazione scolastica, qualche ora piacevole con Marta, ma, come la mia vita ultimamente, si tratta di cose che mi scivolano sulle spalle con la solita tediosa indolenza.
    Ho trovato la volontà di reiniziare a scrivere la tesi, il che mi rende alquanto contento; è solo da vedere se lo sarò anche quando sarà finita. Me lo auguro come poche altre cose.
    2/21/2006

    Apatia

    martedì ventuno febbraio duemilasei
    ore diciotto e tredici, mio malgrado
    studio, sedia, scrivania
    biscotti e acqua
     
    L'esistenza stessa di questo blog rischia di farmi affondare nella banalità dei suoi contenuti.
    Parlo con la vane (ciao vane!), racconto gli episodi tragicomici di una giornata che mi ha visto quesi commosso.
    E' un periodo cretino. Non ho voglia di fare niente; e più aumentano i miei impegni, più mi rinchiudo in questa apatia alienante.
    Mi sento lontano da tutto questo, vivo con la mente già all'università, mi preoccupo degli esami che dovrò sostenere ecc. Devo tenere duro ancora un po' e finalmente sarà finita e me ne andrò fuori dai coglioni.
    E' ironico che il periodo più apatico della mia vita coincida con quello in cui mi sono dato a non uno, ma ben due diari. Mi trovo, per dirla con Andrea, con il foglio bianco e la mente vuota.
    2/18/2006

    Sera avanzata

    sabato diciotto febbraio duemilasei
    ore ventitrè e trentadue
    studio
    luci soffuse
     
    Uan giornata appagante. In fondo posso essere contento: la versione di HEGEL era una minchiata (era di Igino, in realtà), il pomeriggio diviso tra Bog e Marta, la sera dedicata a lei e a House. Scoprire che la colchicina depolimerizza la tubolina, non so perché, ma mi ha messo di buon umore. :-)
    Sfogliando pagine pubbliche in cui non avrei dovuto frugare, ho aperto un vaso di Pandora che mi ha riversato addosso un passato eventuale che - per quanto poco - pesa.
    Ora credo che mi farò una suonata e andrò a letto. E vaffanculo.
     
     
    2/17/2006

    Untitled (è il nome della canzoncina che sto ascoltando ora)

    diciassette febbraio duemilasei
    ore quindici e zero due
    sempre qui
    sofficini freddi
     
    Mamma che palle. Ho un mal di schiena assurdo.
    Non trovo giusto che sia necessario cuocere i sofficini per venti minuti, tra scongelamento e tutto, per poi mangiarli in poco più di cinque.
    Che mondo di merda.
    2/16/2006

    Le comiche II

    Capo primo: le mie compagne.
    Un pollaio è più composto. Non c'è per nulla un bel clima, a causa di tensioni inutili e cretine per la superiorità. Credo che un zoologo avrebbe molto materiale su cui riflettere; e anche uno psichiatra.
    Oggi si sono messe a litigare sul BALLETTO! Cioè, se esiste qualcosa di veramente inutile, quella cosa è la danza. Litigare sui voti di un balletto mi pare proprio pietoso.
     
    Capo secondo: la supplente
    Imbacuccata in un cappello calato sugli occhi, con un pastrano che non si è mai levata, ha fatto il suo ingresso in classe la supplente-che-ha-accettato.
    Nella prima mezz'ora noi le abbiamo spiegato che cos'è la dialettica servo-padrone (sarà una nunova tecnica di insegamento), dopodichè è successo questo:
    Prof.: "Leggiamo questo testo... di Hegel c'è solo questo nel libro." (il libro ha 400 pagine, in cui ci sono  non meno di dieci testi di Hegel)
    Io: "Prof, mi pare che ce siano altri.. Guardi, per puro caso a pagina 325 ce n'è uno che parla proprio di quello che stiamo facendo."
    Prof: "Ah, sul serio! Allora leggiamolo."
    [Palle di tutti che cadono. Inzio a leggere]
    Io: "<<Il vero è l'intiero>> e ricordatevi che si dice Intiero, non Intero."
    Prof.: "Beh, insomma, è una traduzione... Lui l'avrà scritto in qualche altro modo nell'originale... che come sappiamo era in latino."
     
    ERA IN LATINO?
     
    Eh beh! Hegel, il famoso scrittore romano! MA CEEERTO! COME NO!
    "Aufhebung", letta due minuti prima, è una tipica parola latina. Tipica.
    Almeno ci ha illuminato su di chi sarà la versione di sabato.
    Ma pensa te.

    Ore piccole

    quindici febbraio duemilasei
    ore zero zero ventisei
    luogo ovvio
    palpebre cascanti
     
    Anf. Ho finito ora di studiare matematica. Colpa mia, così imparo a prendermi all'ultimo momento.
    Sono giorni stancanti, sebbene non sappia dire il perché. Sarà lo schifo che persone a cui avevo dato fiducia mi gettano addosso con divertimento e soddisfazione, sarà la difficoltà di sopportare le supreme frustrazioni e ipocrisie di qualcuno che si é rivelato la bassa persona che è, sarà la prospettiva di altri mesi di scuola da sostenere e di troppe cose da fare che non farò...
    Non ci sono grandi lacerazioni, in tutto questo; sono lontani i periodi di ardori e rancori, di amori e dolori. Mi sto sempre più anestetizzando alla sofferenza che, immancabilmente, gli altri tendono ad infliggermi. Il fatto che, per esempio, Chiara abbia deciso quel che ha deciso non mi tange minimamente, anche se vorrei.  Non soffro, non godo, non provo molte sensazioni. Ed in fondo è il meglio che posso augurarmi.
    2/14/2006

    Le comiche

    (Mi rifiuto categoricamente di parlare della ricorrenza cretina che cade oggi)

    Qualche ragguaglio su quello che sta succedendo alla mia classe in questo periodo (e anche prima):

    • Il prof di psicologia che avevamo da quattro anni ci ha scaricati all'ultimo
    • Nessuno ha la più pallida idea di quello che stiamo facendo con quello nuovo
    • Hanno perso le prime prove che abbiamo fatto la settimana scorsa
    • La prof di Filosofia - che era un po' il punto fisso - se n'è dovuta andare per un dottorato
    • La supplente ha RIFIUTATO L'INCARICO

    Le comiche. Veramente, non ho parole.

    Se tutto ciò non apparisse sufficientemente tragicomico, immaginate anche il sottoscritto che canta "Felicità" di Al Bano in duetto con una compagna che si chiama, guarda caso, Romina.

    2/9/2006

    Ah si?

    Giuro che se l'attività cerebrale e la coscienza sono determinati dal collasso quantico della tubolina (e se di conseguenza le scariche neuroniali sono epifenomeniche), mi mangio un piatto di merda.

    Un arrivederci

    Sebbene ci piaccia procrastinare le date terribili, alla fine la scure si abbatte, che lo vogliamo o no. Ed oggi, imperturbabile e preciso, è il mio turno.
    Si è abbattuta, per la verità, prima di tutto su una donna cui va tutto il mio affetto, la mia stima e la mia riconoscenza per quello che ha fatto nei due anni e mezzo che abbiamo passato insieme.
    Sì è abbattuta repentina su una classe che nella sua professoressa di filosofia aveva un cardine saldo di autorità e rifermento.
    Sì è abbattuta su tante altre persone, nessuna delle quali, ho avuto modo di constatare, meno addolorata di me.
    Ma in fondo va bene così; piangere sui fatti è pietoso, ridicolo e inutile. Tantopiù criticare le scelte di vita sensate e sofferte. Io ho visto la sofferenza delle "ragioni del cuore", ma, mi costa ammetterlo, le "ragioni della mente" è giusto che abbiano il sopravvento. Perché due e più anni hanno dimostrato senza ombra di dubbio che se non fosse stato veramente importante, lei non avrebbe scelto in questo senso. Perché intuisco, immagino e capisco la sofferenza di una scelta di tal peso. Perché ho visto la dedizione totale, l'impegno spassionato e l'amore completo per il suo lavoro, e so, senza sapere perché, che è giusto così.
    Quanto a quello che mi (e ci) riserva il futuro, fosse pure il migliore possibile, niente e nessuno potrà mai colmare il vuoto che l'assenza di una persona così speciale mi crea dentro, e voglio che sia così. Perché il suo ruolo sarà sempre e solo suo. 
     
    E' uno di quei giorni che divide la vita in tutto quello che c'è stato prima e in tutto quello che ci sarà poi. Lo si può vedere come la morte di un ciclo, ma io preferisco vederlo come l'inizio di qualcosa di nuovo.
     
    La vita va avanti, con o senza di noi; continueremo ad andare a scuola, continueremo a vivere, continueremo a studiare. Sarebbe successo comunque tra pochi mesi, magari in modo meno traumatico e più naturale, ma è solo un'anticipazione dei tempi, in fondo. Quel che importa è che la sua motivazione, il suo darsi completamente e tutto quello che mi ha insegnato, sono le lezioni che continueranno a camminare sulle mie gambe verso e attraverso ogni nuovo giorno.
     
    Grazie.
    Grazie di cuore. E' stato bello; e continuerà ad esserlo.
    2/8/2006

    A Fra

    Dedico qualche riga al mio amico Frà.
    Gli dedico qualche frase che non sortirà l'effetto voluto, qualche consolazione che non lo guarirà; poche parole per un amico.
    Nessun proclama d'esistenza o appartenenza, solo un po' di solidarietà. E' brutto vivere così, ma fa parte della gara; non puoi ritirarti, non puoi rallentare, non puoi vincere. Puoi solo cercare di farti il meno male possibile e non soccombere nel tentativo.
    Le cose, checché se ne voglia dire, tendono ad andare male (cfr. Murphy); e noi non possiamo farci proprio nulla.
    Abbiamo deciso di chiamarlo destino? Va bene. Anche se il destino rema contro la tua felicità, non arrenderti, perché non ne vale la pena. Non ti dirò che ci sono momenti belli dietro l'angolo, perché non posso saperlo; ti dirò piuttosto che arrendersi oltre ad essere inutile, è impossibile. Il solo fatto di essere ancora vivo è una sfida esplicita e potente (incestuosa, apocrifa e recidiva... :-D) al secondo successivo e al "fottuto fato", per dirla con le parole di una persona importante.
    Sei qui e non puoi farci niente. A questo punto, continua ad andare avanti; non perché sarà bello, ma semplicemente perché potrebbe esserlo. E per una speranza del genere vale la pena di lottare.
    2/7/2006

    Sette Febbraio

    sette febbraio duemilasei
    ore ventuno e zero sette
    locazione scontata
    freddo alle punte delle dita
     
    Un'altra giornata. La vita mi scorre sulle spalle oleosa: densa, ma senza tracce. Vivo in uno stato di torpore permanente, squarciato solo in pochi istanti.
    La scuola tenta di oberarmi, ma fortunatamente riesco ad evitare di trasformarmi in qualche idiota di mia conoscenza che fa della scuola la sua inutile vita.
    In realtà sono giorni normali; qualche turbamento, poche novità, nessuna tensione. E forse é proprio questa assenza di sforzo nel succedersi dei giorni che mi svuota e mi lascia in balia delle mie paure.