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Blog


    10/25/2006

    Distanza. Come un mondo in miniatura.

    venticinque ottobre duemilasei
    ore zero nove e zero cinque
    laboratorio di facolta'
    tastiera americana

    Siede nella mia stessa stanza, respira la mia stessa aria; quattro ore, ogni giorno.
    Ha una vita che mi rifiuto di conoscere per amore della deduzione. Venerdi' scorso aveva il trolley, lunedi' pure; un biglietto del treno da cento chilometri faceva discreta mostra di se sul suo astuccio. Con gusto maniacale e illusorio, ho speculato su dove potesse abitare, cosa potesse fare, come potesse chiamarsi. Ho costruito la sua vita e l'ho intersecata alla mia in centinaia di situazioni eventuali. Io e te sul treno, io e te in appartamento, io e te in giro per la citta', io e te.
    Conosco ogni curva della sua schiena, conosco ogni ricciolo dei suoi capelli, conosco il suo sorriso e la sua noia; per una settimana non ho fatto altro che carpire piccolezze, suadendomi per un movimento e struggendomi per la fantasia associata. Ci ho parlato solo una volta, pochi secondi, con le viscere che si rivoltavano come non succedeva da tempi che si distinguono nella memoria per una cristallina sofferenza.
    In pochi giorni ho assistito, ancora una volta, alla degenerazione del piacere che qualcuno ha desciso di chiamare amore; per quanto mi riguarda, la sua realizzazione e' pazzesca, superficiale e impossibile; mi chiedo cosa ci trovo di cosi' attraente in questo scompensato sinolo di piacere e dolore, per ricaderci ogni volta.
    Ma sto imparando, nonostante tutto, ad ammaestrare i miei sentimenti. Non mi compiangero', visto che io ho voluto tutto questo e io ne sono, ancora una volta, l'unico e inconsolabile artefice.
    10/13/2006

    Freddie

    Questo blog è implicitamente dedicato a Freddie Mercury, che è uno degli uomini che più hanno cambiato la mia vita.
    Qualche ora fa camminavo, con gli auricolari e le lacrime, sentendo ancora una volta il racconto dei suoi ultimi giorni, della sua morte, della sua vita; ho ascoltato ancora una volta il ponte di "The Show Must Go On", ho pensato ancora una volta a come deve essere stato, ho vissuto ancora una volta i suoi quarantacinque anni, due mesi e diciannove giorni di vita.
    Per quanto mi riguarda, forse l'unica vita sensata. Di certo l'unica che è riuscita a commuovermi.
     
    Non seguiranno altri patetismi, trionfalismi o ricordi.
    Per chi può capirmi, i fatti sono solo questi: Freddie è morto e io ho pianto.
    10/9/2006

    La misura del mutameno secondo il prima e il poi

    [Breve e inutile nota introduttiva: la stupidità riesce sempre ad innervosirmi. Tuttavia dei giorni così importanti meritano più attenzione delle inutili stronzate che mi è appena toccato leggere (io mi occupo solo di me stesso).]

    L'università è iniziata.
    Seduto in caffé di Padova, un mese fa, pensavo stranito a come sarebbe stato inziare una nuova vita.
    Seduto su una sedia dell'aula LUM250, lunedì, non mi sono dato la pena di accorgermi del cambiamento.
    E' sempre così: la misura delle svolte, dei cambiamenti, degli eventi è intrinsecamente legata ad una distanza da essi; la normalità dei secondi che scorrono e del tempo che fa il suo corso, noncurante e inevitabile, schiacciano e appiattiscono l'importanza del presente.
    Ho vissuto la prima settimana - secondo per secondo - studiando compulsivamente, imitando una vita che mi apparterrà solo tra qualche mese, preoccupandomi di potercela fare. In un presente futuro ci sarà la risposta.

    Il passato torna ciclicamente a torturami, in forme vive e presenti. Una telefonata di seconda mano ha ancora il potere di farmi tornare a due anni or sono, prima che facessi l'errore di essere sincero, quando ricordo una vita felice.
    Forse le cose non sarebbero mai cambiate, forse sì; in fondo non mi interessa. Ma non posso non farmi sopraffarre dall'amarezza di sapere che basterebbe poco, poco, poco.
    Ancora adesso. Perché l'illusione è la madre della speranza.
    10/7/2006

    A volte...

    Ci sono dei momenti in cui le ricomposizioni delle cose te le fanno apparire finalmente chiare.
    Succede semplicemente così, d'improvviso; eventi slegati si incastrano perfettamente, cose che non avresti mai sospettato si manifestano, sogni che non osavi sperare si avverano.
    A volte succede così. Scopri che tua sorella non è la cretina che l'età le consente di essere; capisci il perché di risposte incomprensibili e di reazioni esagerate; realizzi che la realtà, essendone diversa, è migliore del tuo miglior sogno. *
    Vedi tua sorella crescere e passare tutte le fasi che ti hanno condotto ad oggi con una precisione inquietante e pensi che ti piacerebbe dirle "ti capisco, so cosa stai passando"; ma non ci riesci mai.
    Ti rodi perché potrebbe essere tutto molto bello e semplice, se tu non fossi uno stronzo e lei non fosse arrogante. Pensi che dovrebbe cambiare lei, poi che forse è colpa tua; alla fine della storia, tutto rimane uguale, invariato dalla pigrizia nel cambiare uno stato di cose che entrambi sapete essere controproducente, ma che perdete la voglia di affrontare.
    A volte invece succede che va tutto bene, ed è bellissmo.
    Perché è per quei momenti che viviamo.
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    * Se qualcuno avesse intenzione di fare annotazioni sulla ripetizione "migliore-miglior", sappia che è fatto apposta. Si chiama licenza poetica, e io sono abbastanza arrogante da prendermela.