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1/15/2007 Latest newsDa MTV.it: "Nuovo album all'orizzonte per i Queen. Quello che resta della storica band inglese, nelle persone di Brian May e Roger Taylor, ha unito le forze con Paul Rodgers - il cantante dei Free, che si è prestato come vocalist dell'ultimo tour - per realizzare un nuovo disco di inediti. La release sarà la prima dai tempi di "Made In Heaven" del 1995, album realizzato utilizzando le linee vocali di Freddie Mercury, registrate prima della sua morte nel 1991. May, Taylor e Rodgers si sono già trovati in studio e hanno prodotto già tre o quattro brani, "diversissimi da quanto abbiamo mai fatto"."
I grassetti sono miei. Solo una domanda: i soldi valgono veramente l'infangare la memoria dei tempi gloriosi?
Sono arrivato al punto di sperare che muoiano prima. 1/12/2007 PerfezioneVivo la realtà in funzione di come la ricorderò. Creo testimonianze perfette del presente, pensandole fuori dal loro immediato, evidente e inevitabile fluire, e costruendo la loro perfezione futura con minuzia e ascetismo.
Creo modelli cristallini, eterni e fruibili della mia stessa vita. Sacrifico il piacere di sentirmi vivo per quello di sentirmi vissuto. In fondo il momento non è nulla, paragonato all’eternità; tanto quanto la contingenza è abominevole, rispetto all’idealità. 1/6/2007 Ancora, ancora, perchè io da quella sera...Nulla di me può più prescindere dal passato.
Io sono quello che sono stato, il mio presente è annichilito e finalizzato all’insensata speranza che il futuro ripeta le cose che sono state; io sono stato impunemente trascinato fuori da quelle due settimane inglesi, contro la mia volontà, dal furore implacabile e menefreghista del tempo. Io sono null’altro che i miei ricordi, e mi ci sono orgogliosamente rinchiuso, barricato e imprigionato con l’impietosa determinazione dell’innamorato.
Per l’ennesima volta scorro delle foto che sono sfuggite all’oblio del tempo, cerco con stremante minuzia di ricostuire gli intorni di quegli attimi, tentando la folle e inutile impresa di essere, per un po’, Ireneo Funes. Quante volte, anche suggerito da Nietzsche, ho sperato che quei quattordici giorni diventassero un’eternità ciclica in cui godere della felicità che ho assegnato al ricordo? Quante volte ho cercato di piangere, come quando realizzi una realtà atroce, banale e più grande di te? Quante volte il mio cuore ha accelerato pensando ad allora, a noi due? Quante volte?
Rivedo oggetti che ho toccato con queste stesse mani che ora traducono la mia disperata, umana idiozia in parole; noto particolari che mi uccidono: un cd compare in una foto insieme all’oggetto del mio amore disperato. Quello stesso cd è ora nel mio cassetto, a fianco a me; C., invece, no.
Per due settimane, che al tempo non avrei certo detto gloriose od eccezionali, quei luoghi e quelle persone sono state, com’è ovvio e scontato, la mia quotidianità. Ora, che essa è diventata ricordo, mi sono permesso di renderla perfetta e abominevole; ora la rimpiango.
Il tempo che è passato mi rende quasi paradossale il pensiero che eri al mio fianco, che mi toccavi, che ti toccavo, che eravamo seduti vicini, che dormivi sulla mia spalla, che parlavamo di tutto, che eravamo noi; delle foto lo dimostrano, ma io non riesco più a crederci. Non riesco a credere ad un mondo in cui potevo essere felice (e non lo ero, rigorosamente), in cui le giornate erano piene di te.
Sei stato, senza poter decidere di esserlo, una delle cose più terribili, meravigliose e vertiginose della mia intera esistenza. Vedere che un tempo non lo eri mi strazia.
C’è quasi un perverso rituale, quando mi immergo nelle prove tangibili che il passato non è stato un sogno; con maniacale dedizione cerco di ricostruire la realtà, calarmici dentro e recuperare frammenti dimenticati e ogni volta che questo accade, la felicità lascia subito spazio ad una risoluta, cristallina e inconsolabile disperazione.
Due anni e sei mesi. Ancora una volta sono qui a pensarci. Ancora una volta sento vivissimo il dolore di quando avevamo le valigie pronte per tornare a casa. Ancora una volta mi illudo. 1/1/2007 A brand new startE così è finito. Il 2006 è stato (come tutti gli anni, come ogni nuovo album) il più importante, il più sofferto, il più bello; per mancanza di tempo e lucidità, rimando al ritorno dai pochi giorni di relax austriaco che mi aspettano le melancolie e i ricordi. Per gli impazienti, basta scorrere all'indietro gli interventi di questo blog. |
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