| Ian Aaron's profileLife Is A Lemon (And I W...PhotosBlogLists | Help |
|
1/29/2006 F.W. NietzscheLegge contro il cristianesimo
Data nel dì della salute, nel primo giorno dell’anno uno (- il 30 settembre 1888 della falsa cronologia)
Guerra mortale contro il vizio: il vizio è il Cristianesimo
Prima Proposizione. - Viziosa è ogni specie di contronatura. La più viziosa specie d’uomo è il prete: egli insegna la contronatura. Contro il prete non si hanno motivi, si ha la prigione.
Seconda Proposizione. - Partecipare ad un ufficio divino è un attentato alla pubblica moralità. Si deve essere più severi contro i protestanti che contro i cattolici, più severi con i protestanti liberai che con quelli di stretta osservanza, Il delittuoso dell’esser cristiani cresce vieppiù ci si avvicini alla scienza. Il criminale dei criminali è quindi il filosofo.
Terza Proposizione. - Il luogo esecrando in cui i cristianesimo ha covato le sue uova di basilisco sia distrutto pietra su pietra e sia il terrore di tutta la posterità quale luogo abominevole della terra. Su di esso si allevino serpenti velenosi.
Quarta Proposizione. - La predicazione della castità è istigazione pubblica alla contronatura. Ogni disprezzo della vita sessuale, ogni contaminazione della medesima mediante la nozione di “impurità” è vero e proprio peccato contro il sacro spirito della vita.
Quinta Proposizione. - Chi mangia alla stessa tavola di un prete sia proscritto: con ciò egli si scomunica dalla retta società. Il prete è il nostro Ciandala - lo si deve mettere al bando, affamare, menare in ogni specie di deserto.
Sesta proposizione. - Si chiami la storia “sacra” col nome che merita in quanto storia maledetta; le parole “Dio”, “salvatore”, “redentore”, “santo” siano usate come oltraggi, come epiteti da criminali.
Settima Proposizione. - Il resto è conseguenza.
L’Anticristo Tse. La mia prima canzone. (Sto facendo lo spulcio dell'HD)Retrospection
In my life I was alone I fought against myself Oh, how I tried to face the sun For this life I have no-one to blame Just a poor man pleading Did he know it’s all in vain?
In my time I tried to catch the sun I've seen a lot of blood and now I have to keep on run In this life I’ve found only pain But I have to keep on trying To get better every day
I’m tired to get sad alone And I need to find Some way to broke my bones Death is here. Dedicato a Paris. Una vecchia gloria.Londra. Carnaby Street. Entro in un angusto negozietto di saponi. - Hi. - Hi! - Could I have this one? - dico, indicando un piccolo blocchetto di sapone verde appoggiato in vetrina. - Oh, sure! La proprietaria, una nera soprappeso e abbastanza avanti con gli anni, lo afferra, pesa e incarta con gesti dalla consumata sicurezza. Me lo porge con un sorriso. - Seven pounds and eleven… Seven pounds! Le allungo una banconota da dieci sterline, ricevendo in cambio una manciata di monetine che non mi do la pena di contare e mi ficco in tasca. - ‘bye - borbotto. - Bye! - cantilena lei di ritorno. Esco, trovandomi di fronte la solita Londra. Mi giro un attimo e penso, con una punta di amarezza del cuore, non vedrò più quella persona in vita mia. Penso che questa sera tornerà a casa, completamente dimentica di me e di tanta altre persone come me, magari da suo marito o forse chiamerà qualche amica per una chiacchierata, poi si guarderà un po’ di televisione e andrà a dormire. E domani sarà ancora lì, a tessere qualche nodo di quella trama -il mondo- di cui noi non siamo altro che i fili. E mai saprà che c’è qualcuno che la sta pensando e che non la conosce. Quando lei stasera starà mangiando o forse giocando a carte, io sarò su un aereo. Ma lei non lo saprà mai. E anche io sarò stato la stessa cosa per qualcun altro, chessò, in metropolitana o per strada, o forse al Mac di Oxford Street… Null’altro che un effimero, amaro, umano incrocio di destini. Sera"Affondo nella disperazione dello scrittore che non scrive" M. Yourcenar
Queen ITrovasi all’URL www.ondarock.it/queen una recensione biografica dei queen, completa di discografia e analisi dei singoli album, di cui vorrei commentare alcuni passi. In neretto le citazioni, in corsivo i miei inutili commenti.
La critica musicale si è spesso espressa con grande vigore polemico contro la band di Freddie Mercury e Brian May, e spesso, dobbiamo dire, a ragione. “Dobbiamo” un tubo. Vorrei ricordare che la critica musicale di cui parla l’autore (maschio o femmina) è la stessa di cui faceva parte il direttore del Melody Maker che nel 1973 annunciò che “si sarebbe mangiato il cappello” se mai i queen “ce l’avessero fatta”. Lo stesso Melody Maker che due anni dopo esaltò il gruppo che aveva appena pubblicato “A Night At The Opera”. Se la “ragione” in questione è invece riferibile alla presunta ipercommercialità degli anni ’80, ne parleremo dopo.
Tuttavia, lo stesso Mercury non fece mai mistero del motivo per cui continuava a fare musica: "Amo la bella vita" diceva, e vendere milioni di dischi è un ottimo sistema per procurarsi i soldi necessari. La musica dei Queen ha sempre avuto e non ha mai voluto nascondere la propria vocazione alla semplicità d’ascolto, al facile appeal da classifica, e sarebbe un errore rimproverare ai dischi dei Queen questo carattere: essi non sono nulla più di ciò che sono stati concepiti per essere. Impreciso. Freddie dichiarò che la sua musica doveva, in primo luogo, divertire.
Jazz (novembre 1978), Live Killers (doppio live del giugno 1979) e The Game (luglio 1980) chiudono il primo periodo della carriera del gruppo con una serie di successi e un contenuto artistico di sempre minore spessore, sospesi tra tentazioni danzerecce ("Another One Bites The Dust") e ballate melense ("Jealousy"), senza dimenticare un pop abbagliante ("Bicycle Race" e "Play The Game") ancora vincente sul mercato. “Contenuto artistico sempre di minore spessore” è, sono d’accordo, una proposizione riferibile a “Rock It” o “Dreamer’s Ball”, ma qui si tratta di una mia opinione personale che, in quanto tale, non minimamente rilevante. Ciò che invece lo è, è l’assegnazione di un epiteto simile a “Don’t Stop Me Now” o “Save Me” o, peggio ancora, a “If You Can’t Beat Them”. Su quest’ultimo brano vorrei spendere due parole: si tratta, come giustamente, a mio avviso, riportato da Christian Diemoz, di una delle vette compositive di Deacon, con un riff trascinante, una batteria (sentite la differenza tra quando suona solo il riff e quando entra la batteria nel canale destro) grandiosa e la voce di Freddie che tocca punte di virtuosismo ed espressività incredibili (la seconda strofa); contemporaneamente questa povera canzone è stata vittima di quello stesso management idiota che pubblicò l’anno precedente “We Will Rock You” e “We Are The Champions” su uno stesso 45 giri, che non pubblicò come singolo “It’s Late” (che cattura una delle performance vocali di Freddie più espressive ed inarrivabili) o che, successivamente, privilegiò “Las Palabras De Amor” e mise “Soul Brother” come B-Side. In questo caso, non vide le ampie possibilità commerciali di questo pezzo. Chiusa parentesi. Tornando al valore artistico, non credo proprio che esso venga a mancare quando si usa un sintetizzatore o quando si fa del pop. Non dimentichiamo, per favore, come sono suonate le canzoni dei Queen. Per quanto poco, suonando i pezzi dei quattro mi rendo conto ogni volta di che mostri di tecnica fossero. Il valore artistico c’è e si sente anche nei pezzi più fiacchi. Per cui la frase è, credo e mi auguro, formulata male.
Gli anni '80 si aprono con la colonna sonora del film Flash Gordon di Mike Hodges (il 45 giri "Flash's Theme" è un grande successo) e l'ottima alzata di tiro del 45 giri "Under Pressure" inciso con David Bowie, per poi proseguire con un deciso cambio di direzione verso scontate sonorità dance: Hot Space (maggio 1982), The Works (febbraio 1984), l'autoindulgente e celebrativo Live Magic (1986), A Kind Of Magic (giugno 1986) sfornano singoli a ripetizione di scarso valore ("Body Language", "Radio Ga Ga", "I Want To Break Free", "A Kind Of Magic", "Who Wants To Live Forever") che rendono imbarazzante, obsoleta e fin patetica l'attività della formazione, sempre più attenta a creare effetti speciali e show atletici più che arte musicale di un qualche spessore. La musica non cambia con The Miracle (maggio 1989) che lancia un altro pomposo singolo ("I Want It All") e con i due successivi e spudorati Greatest Hits di incredibile successo. Molto da dire qui (a parte il fatto che “Greatest Hits” uscì nei primi di novembre del 1981, molto prima di “The Miracle”, che da quest’ultimo vennero estratti cinque singoli, non uno e che Greatest Hits II è posteriore ad Innuendo, risalendo infatti alla fine del febbraio 1991. Per inciso, Innuendo usciì il 4 febbraio ’91). Primo: “Hot Space”. Album aspramente criticato dagli appassionati delle sonorità hard-rock Queen-maded, in realtà non è un’accozzaglia insulsa di suoni dance. “Back Chat” contiene l’inciso più bello della loro discografia, soprattutto nella versione live di Milton Keynes Bowl, ora pubblicata in DVD con il nome di “Queen On Fire” (Take it from there). “Put Out The Fire” è dance come Britney Spears è rock. “Las Palabras The Amor” è una ballad un po’ spagnola, non solo nelle parole, in cui Freddie commuove (I’m growin’ old). Staying Power è una canzone stupenda. Ripeto il discorso di prima: fare canzoni dance o pop o quello-che-vi-pare non è per niente un calo di stile, se le si fa così. I fiati di Arif Mardin dove li mettiamo, per piacere? O la struttura della tanto odiata “Body Language”? Inoltre non si può prescindere dal clima in cui il quartetto era immerso, le discoteche di Monaco ecc. Non dimentichiamo che questo album fu una delle premesse per la creazione, pochi anni dopo, di “Thriller” di Michael Jackson (a sua detta), che è ancora oggi, vent’anni dopo la pubblicazione, il disco più venduto della storia. Secondo: “The Works”. Mi sento punto sul vivo, trattandosi di uno dei miei album preferiti. L’innocua Radio Ga-Ga sarebbe stata destinata a diventare un altro inno, dopo i vari “We Are The Champions” e “We Will Rock You”, e, pur non offrendo particolari spunti musicali, venne scelta come primo singolo. Una canzone splendida, sia ben chiaro, ma nulla a che vedere con quello che viene adesso: “Tear It Up”, rock vecchio stile con una batteria dura e sincopata, una chitarra graffiante e uscite della voce di Freddie inarrivabili. “It’s A Hard Life”; qualcuno lo ha definito “un inno all’adolescenza” e, personalmente, credo sia bello vederlo così. Disperato e irresistibile, Freddie qui canta - tra l’altro - una citazione de “I Pagliacci” di Leoncavallo (“Vesti la Giubba”, se non ricordo male). Insuperabile. “Man On The Prowl”, “una fila di citazioni anni ’50 e ’60 risolte con incredibile e perfida abilità ritmica e vocale da parte di tutto il gruppo”. “Machines”, frutto della collaborazione alquanto insolita tra batterista e chitarrista, è una delle poche canzoni del gruppo caratterizzate da una certa critica sociale. Non se n’è mai parlato molto e, data l’interpretazioni di Freddie, la cosa mi pare alquanto strana. Sentite la seconda strofa e il secondo ritornello. Note da far impallidire Céline Dion. I Want To Break Free, ormai celeberrima, non ha bisogno di commenti; al contrario invece, “Keep Passing The Open Windows”, ne ha molto: dei nove, questo è l’unico brano che abbia qualcosa a che vedere con Hotel New Hampshire. Il titolo è una frase ricorrente nel libro, che incita a non lasciarsi andare. Parentesi. Benché sia una canzone pressoché sconosciuta (ed essendo una delle mie preferite anche questo mi pare alquanto strano), è una delle più belle. Consiglio. Ascoltatevi intorno ai quattro minuti l’ultimo ritornello dopo la parte strumentale. Dopo ‘cause love is all you need, Freddie sistema il padre di tutti gli “Yeah”. Inesprimibile. Chiusa parentesi e consiglio. “Hammer to Fall”. Il vero Hard Rock, con qualche spruzzata di vecchio Metal, torna a far bella mostra di se. Tutto perfetto. Energia pura. E’ esagerato in questo caso parlare, come alcuni fecero, dato anche il testo alquanto criptico, di vera e propria critica sociale. Più che altro si tratta della paura della guerra atomica, cosa che la generazione “cresciuta all’ombra del fungo nucleare” non potrà dimenticare. Pregasi notare le note di Freddie nel ponte (rain is pouring / trough your windows pane) e l’assolo di chitarra di Brian. Infine, “Is This The World We Created”. Solo voce e chitarra per una ballad stile Freddie che leva il cuore. A tutto questo si aggiunge una perfezione di esecuzione da capogiro. Ripeto: come disse qualcuno, la grandezza dei Queen non sta solo in quello che hanno suonato, ma in come l’hanno suonato. Non c’è un suono fuori posto. Il poco valore artistico si spiega sempre meno. Terzo: “A Kind Of Magic”, “Live Magic” e live show. Gli “effetti speciali” hanno fatto parte dei Queen circa da… sempre. Non sono stati considerati la più grande live band per niente. Niente arte musicale nell’album, secondo il critico qui, nell’album che contiene “Princes Of The Universe”, che è costruita in maniera spettacolare. E neanche nel sassofono di Steve Gregory in “One Year Of Love”. Povero Steve. E non parliamo della performance vocale e chitarristica di “Gimme The Prize”. E la voce di Freddie in “Who Wants To Live Forever”? Uno schifo. Certo. Quarto: The Miracle. Un album un po’ rude. “I Want It All” sarebbe pomposo? Beh, come no. Tanto quanto lo può essere “Scandal”. Pomposo non lo è nell’arrangiamanto, non lo è nelle intenzioni e non lo è in nulla. E’ solo un bel pezzo rock duro, come dichiarò la stessa band, che nel video intendeva riportare il fan ignaro ai bei tempi di Wembley. Per il resto, vi prego di ascoltare il B-side incluso nella versone non Hollywood del disco, “Hang On In There”. Gli acuti di Freddie in “Scandal”, il basso di “Breaktrhru” e l’assolo di “Invisibile Man” e di “I Want It All” parlano da soli. Quinto: Greatest Hits I & II. Non si capisce il senso della parola “spudorati”, ma non importa. Per quanto riguarda il “Successivi” abbiamo visto che non è proprio così.
Nel febbraio 1991 il 45 giri "Innuendo" annuncia l'omonimo e trascurabile album. […] I Queen decidono di fermarsi, ma prima di morire Mercury ha spremuto le sue ultime energie incidendo diverse canzoni, tra cui il commovente brano-epitaffio "The show must go on". Aaaah! Aiuto! Stiamo parlando di uno dei dischi più belli (lo dico di tutti, lo so…). Lì dentro c’è Innuendo! C’è, per l’appunto, "The show must go on", c’è “The Hitman”, c’è “I Can’t Live Without You”, c’è “These Are The Days Of Our Lives”, c’è “Don’t Try So Hard”! Ehi! Trascurabile proprio per niente, visto che contiene “l’urlo della vita” di Freddie, nonché il suo canto del cigno. Di Freddie e di tutta la sua band, che lì finirà (nel 1991, intendo), non ostanti (è giusto scritto così) gli sgomentevoli sviluppi recenti con Mr Paul Rodgers. A parte che qui viene prima definito trascurabile e poi come contenitore dell’epitaffio (Non è così vero. La canzone è di Brian, benché, come risaputo, attribuita ai Queen), Innuendo è un epico ritorno alle origini, senza sintetizzatori come ai primi tempi ma con vent’anni in più di esperienza e la morte alle porte. C’è tutta la sofferenza, la passione, la morte e la vita dei drammatici ultimi anni dei Queen, lì. E non onorarla non è solo irrispettoso, è terribilmente stupido.
È l'ultimo capitolo di un gruppo che ha caratterizzato, nel bene e nel male, un genere di largo consumo a cavallo tra hard rock e musica leggera, producendo risultati apprezzabili soprattutto nei primi anni di attività. Già smontata. Posizione superficiale, prevenuta e insulsa. Capisco chi apprezza di più il primo periodo, ma dire che nel secondo non ci sono risultati apprezzabili è già stato dimostrato che è dire una beota idiozia. Spero che qualcuno non replichi dicendo che dagli anni ottanta in poi non ci sono più state “Bohemian Rhapsody”, perché “Innuendo” è lì pronta a testimoniare il contrario.
Ian Senza Senso IE arrivò un uomo misterioso in una città lontana in un tempo sconosciuto. La sua venuta era inevitabile. Egli si spinse fin sull’acropoli della città, ove selezionò con cura il masso più elevato e vi si arrampicò con sconcertante abilità. Non aveva bagaglio; viaggiava avvolto in un pastrano lercio e appoggiato ad un bastone levigato. Cotale bastone brandì verso uno sparuto gruppo di uomini sotto la rupe, gridando frasi in una lingua ostica. - Io ho conosciuto tutte le emozioni. Fui donna e madre. Ora sono uomo e vagabondo. La mia condizione, che definire “umana” è riduttivo, è la somma di tutte le vostre. Per cui io vi sono superiore. Ciò detto, si buttò, sfracellandosi. Si parteSolo per la ferma, ferrea e incrollabile volontà di A.F. (incolpate lui) mi trovo a vomitare pagine e pagine di parole senza senso. Non posso negare che la cosa mi dia un certo compiacimento. Benvenuti nel mio Blog. Il punto di non ritorno. |
|
|